Dopo 178 anni l’opera giovanile di Raffaello Sanzio La Madonna Diotallevi, che porta il nome del suo ultimo collezionista e proprietario, il marchese riminese Audiface Diotallevi, è tornata a Rimini, in prestito dai Musei Statali di Berlino Gemäldegalerie, per restare in mostra al Museo della Città dal 17 ottobre 2020 fino al 10 gennaio del 2021, in occasione del cinquecentenario della morte di Raffaello.
L’emergenza sanitaria e la chiusura dei musei non ha permesso a tutti di ammirare il dipinto.
Io sono riuscita a farlo, ho contemplato un’opera virtuosa e ho ascoltato piacevolmente i particolari della sua storia raccontati da una guida esperta.
E da questa bella esperienza per un effetto di contaminazione fra arte e professione è nata una storia su quello che sarebbe potuto succedere.
Un relatore in soggiorno a Rimini in occasione di un congresso organizzato da Adria Congrex visita il Museo della Città di Rimini.
Spinto da una necessità di prendersi una pausa dagli impegni del congresso perché appassionato d’arte e considera la visita al Museo un’occasione da non perdere, oppure perché semplicemente curioso gira per il centro della città e si ritrova davanti al museo, o forse perché una hostess della sede congressuale gli ha consigliato di andare ad ammirare il dipinto di Raffaello. Sono tanti i partecipanti al congresso e sono tante le buone ragioni per fare una visita al Museo della Città.
Il relatore indossa un abito elegante, giacca e pantaloni scuri, in mano la cartella con il PC portatile. E’ davanti alla porta del museo, prima di entrare si ferma un attimo e allenta il nodo della cravatta, fa un respiro profondo, sorride e entra. E’ la prima volta che visita il museo e si guarda intorno, tutto lo incuriosisce, i corridoi ampi, i soffitti alti e il Lapidario Romano allestito nel cortile che raccoglie iscrizioni di scrittura su pietra dal I secolo a.C. al IV d.C.
Paga il biglietto, lascia al guardaroba la cartella che contiene il PC, i suoi appunti preziosi non andranno persi, anche per loro sarà solo un momento di riposo.
Una persona del Museo gli indica il tragitto da seguire per raggiungere la sala dove si trova il dipinto, non è una hostess che gli indica la sala dove dovrà relazionare, ma è comunque una persona in divisa. Per la legge del dare e dell’avere questa volta sarà lui ad ascoltare, perché un esperto d’arte gli racconterà la storia di un dipinto e del suo autore.
Le opere d’arte viaggiano come i congressisti e in questo caso è Rimini che ha accolto lui e ha accolto il dipinto di Raffaello, facendosi città testimone di un’opera del Rinascimento.
Ora è davanti al quadro. Il relatore ascolta e osserva la figura a metà di Maria, con Bambino in grembo e San Giovannino a fianco, a vegliare su entrambi. Il dipinto è pieno di sguardi e di gesti dei protagonisti. Il mantello di Maria gli appare come un proseguimento scuro di un cielo più chiaro che insieme alle colline fa da sfondo. La guida spiega la storia, la tecnica pittorica, il significato, poi si zittisce per lasciare spazio a chi guarda.
Il relatore si ritrova dentro a un silenzio ristoratore e a riflessioni intime.
Spesso quando è lui a relazionare chi lo ascolta applaude al termine del discorso. Ora è lui che vorrebbe applaudire ma dice solo grazie per non violare la sensazione di contemplazione.
La visita è conclusa, ora tornerà in albergo, non serve che si rimetta a posto il nodo della cravatta e compie un ulteriore gesto di contaminazione: infila nella cartella porta PC un opuscolo dove è raffigurato il dipinto.
Quando tornerà a casa proverà a descrivere la meraviglia che ha incontrato il suo sguardo.