Non solo monitorare, ma allearsi e creare fiducia

Sondare! Monitorare! Esplorare! Conoscere ogni mossa del mercato!
La Statistica: Dea del successo!
L’auditelmania sembra far man bassa tra le folle dei giorni nostri: non c’è più nulla – o quasi – che si faccia, si pensi, o si dica, senza che si rispettino i numeri del consenso. La storia ci sta descrivendo come non sia sufficiente avere le migliori e più sofisticate strumentazioni tecniche, o il più elevato Know-How professionale, per affrontare con un barlume di prospettiva anche gli aspetti più imprevedibili con i quali la realtà ci si para continuamente innanzi.
Lungi da me il demonizzare o sminuire il lavoro dello statistico. Ritengo, però, che quando il sondaggio diventa criterio assoluto, esso determini una dinamica retrospettiva che realizza una falsa apertura rispetto alla realtà. Poi, non appena compare l’imprevisto, l’imponderabile, un fenomeno di cambiamento improvviso, si ricade nella più totale confusione di comportamenti, e la sfiducia domina la scena dei mercati.
Mi pare che emergano oggi con sempre più chiarezza due elementi che, anche nel Marketing Strategico, svolgano un ruolo decisivo: Fiducia e Alleanza. Non si tratta di slogan, né tantomeno di nuove formule del manuale del bravo manager, bensì di due impostazioni del proprio universo relazionale, tanto delicate quanto incisive per il successo della propria azienda.
Proviamo a pensare ad un livello di rapporti con i clienti o, comunque, gli interlocutori esterni, con una posizione non prona alla politica commerciale ed alle ferree leggi del budget, ma aperta a considerare la situazione in gioco nella totalità dei suoi fattori, convinti che dove c’è fiducia, credibilità e vicinanza, c’è anche consenso. Le alleanze nascono quando si concepiscono i propri servizi e le proprie capacità, non in quanto tali bastanti a sé stesse, ma all’interno di un contesto, di un ambiente, dai quali e per i quali sono identificabili nella loro specificità.
Allearsi, anche nel congressuale, non può essere una capacità dedotta dai manuali: si tratta di una sensibilità che sa unire il rispetto delle rispettive peculiarità, alla convenienza di una dinamica comune. I diversi attori della “filiera” hanno la comune responsabilità, quando si opera nella medesima location, di offrire al “cliente/congresso” un prodotto-destinazione che risponda, nella sua complessità, ad un’unica esigenza. Fare, appunto, Sistema!
Ma chi è garanzia di questo?
Non tanto, e solo, un insieme di certificazioni cartacee. E’ un sottile adesivo che lega chi ha, insieme ad una buona capacità professionale, anche l’umiltà di riconoscersi legato e (direi quasi) appartenente ad un tessuto socio-economico che non si esaurisce solo in se stessi.
Belle parole a dirsi – direte voi – più difficile a farsi!
Unico criterio – dico io – per credere nello sviluppo del settore: almeno quello in grado di tenere il passo nel confronto con i mercati esteri più vicini a noi.
 
Daniele Biondi, direttore generale ACX qualche “tempo” fa sulla rivista Meeting e Congressi