Adria Congrex chiude il proprio calendario e lo fa con gli occhi attenti su quanto è successo in un anno che passerà alla storia, il 2020.
Due affermazioni emergono:
Cosa abbiamo potuto fare;
Cosa non siamo riusciti a fare.
Cosa abbiamo potuto fare
La meraviglia dell’operatività e la dinamicità degli eventi svolti in presenza hanno lasciato spazi vuoti che sono stati riempiti da riflessioni. La necessità di una trasformazione è diventata impellente e davanti agli schermi di un computer hanno preso vita nuovi modi di riunirsi. Le case sono diventate luoghi di lavoro, location intime per eventi nazionali e internazionali. Il timore che non potesse funzionare ha messo alla prova la tecnologia, prova superbamente superata: il webinar funziona, i partecipanti si incontrano senza strette di mano e relazionano sui temi trattati. Le persone sono ferme ma i contenuti viaggiano su nuovi mezzi di trasporto.
E se di ogni esperienza è cosa buona trarne insegnamento abbiamo imparato dalle necessità del 2020 a cercare e a trovare alternative; la stessa cosa si può fare anche in modi diversi.
Cosa non siamo riusciti a fare.
Abbiamo rinunciato a vestire l’essenza degli eventi di contorni movimentati e di folle parlanti.
Ci siamo fermati dentro a un mondo dove la parola progresso domina sopra ogni altra.
La nuova esperienza del blocco ha imposto un freno ma il caos mentale non ha cessato di porsi domande, ancora in sospeso, per rispondere all’esigenza di trovare soluzioni.
Tutto contrastava dentro al silenzio e al tempo dilatato da abitudini nuove.
Consapevoli di una debolezza comune e universale ci siamo ritrovati adulti da rieducare dentro a regole nuove.
Adria Congrex e i suoi anni futuri continueranno a raccontarsi.